Siria, all'Onu serve tempo ma l'America è pronta ad attaccare

Le prove mostrano che “un qualche tipo di sostanza” avrebbe ucciso il 21 agosto centinaia e forse un migliaio di persone nei sobborghi di Damasco controllati dai ribelli. Lo ha detto oggi Lakhdar Brahimi, inviato speciale delle Nazioni unite e della Lega araba a capo della spedizione di tecnici inviata sul campo dall’Onu per verificare se in Siria siano state usate armi chimiche. Si tratterebbe di un atto “inaccettabile e oltraggioso”. Ma, continua Brahimi, ogni possibilità di intervento internazionale in Siria deve essere sottoposta all’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu – dove Russia e Cina, alleati del regime di Assad, siedono come membri permanenti. Raineri L’attacco alla Siria sarà uno strike di punizione oppure “Kill Assad”? - Meotti In Israele arriva “Y”, la superspia che consiglierà Netanyahu sull’Iran. Chi è il nuovo capo della sicurezza - Il clan Putin non difende il clan Assad dagli strike americani, basta che non ci siano i “boots on the ground” - Matzuzzi Intervento sì o no? Le diplomazie dei cristiani del medio oriente si muovono preoccupate. E in ordine sparso
15 AGO 20
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Le prove mostrano che “un qualche tipo di sostanza” avrebbe ucciso il 21 agosto centinaia e forse un migliaio di persone nei sobborghi di Damasco controllati dai ribelli. Lo ha detto oggi Lakhdar Brahimi, inviato speciale delle Nazioni unite e della Lega araba a capo della spedizione di tecnici inviata sul campo dall’Onu per verificare se in Siria siano state usate armi chimiche. Si tratterebbe di un atto “inaccettabile e oltraggioso”. Ma, continua Brahimi, ogni possibilità di intervento internazionale in Siria deve essere sottoposta all’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu – dove Russia e Cina, alleati del regime di Assad, siedono come membri permanenti. L’inchiesta degli ispettori dell’Onu, tuttavia, non è ancora finita: secondo il segretario generale Ban Ki-moon, gli ispettori concluderanno il loro lavoro fra quattro giorni, poi ne serviranno altri per analizzare i dati. Forse troppo tempo per una macchina militare che, da quando lunedì il segretario di stato americano John Kerry ha definito gli attacchi chimici “innegabili e inaccettabili”, si muove sempre più velocemente.

Navi da guerra americane si stanno muovendo verso il Mediterraneo orientale e, secondo la Cnn, funzionari militari statunitensi avrebbero avvisato gli ispettori dell’Onu di ritirarsi da Damasco – preludio di un sicuro attacco. Ieri il ministro della Difesa americano Chuck Hagel ha detto che, in caso di attacco, le forze statunitensi sono già pronte ad agire. Non è ancora chiaro se l’America abbia intenzione di attaccare unilateralmente, di creare una autonoma “coalizione di volenterosi” o di attendere i (lunghi) tempi di una risoluzione dell’Onu (dove però i veti di Russia e Cina sembrano insormontabili).

Subito dietro agli Stati Uniti si dicono pronti all’attacco Regno Unito e Francia. Oggi il Consiglio per la sicurezza nazionale inglese ha convenuto all’unanimità sull’“uso inaccettabile” di armi chimiche, presupponendo la veridicità dell’attacco. Ha inoltre realizzato una bozza di risoluzione Onu in cui le Nazioni unite condannano “le armi chimiche usate da Assad” e propongono di “autorizzare le misure necessarie per proteggere i civili”. La bozza di risoluzione sarà visionata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu oggi stesso a New York. Il ministro degli Esteri inglese William Hague ha detto che il Regno Unito spingerà per un’azione in Siria anche se Cina e Russia dovessero porre il proprio veto alla proposta di risoluzione.
Secondo il presidente francese Hollande, è ormai necessario “trovare una risposta appropriata” all’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Nei giorni scorsi Hollande, abbandonando la tradizione francese del multilateralismo, aveva lasciato intendere che la Francia sarebbe stata pronta a un attacco unilaterale che bypassasse le autorizzazioni dell’Onu.
La Siria intanto continua ad attribuire ogni attacco chimico a “gruppi di terroristi armati” aiutati dall’occidente, come ha detto oggi il viceministro degli Esteri Faisal al Miqdad.